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1834 Gentilucci
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1834 Gentilucci
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Quale ardir vi trasporta, e osate Voi / Fissar lo sguardo in me fior degli Eroi? / Grida, mentre il furor vibra dagli occhi / Queste son l'armi mie: nessum le tocchi.
Quando la luna in ciel splende serena / Come dolce è il dormire a pancia piena! / Si desteranno poi quando ritorno / Farà quell'astro, che riporta il giorno.
Quei frutti che Pomona a noi dispensa / Agli Eroi bellicosi offron la mensa: / E uniti a Pittagorico convito / Ingannano la sete e l'appetito.
Quella che me da me medesmo toglie / Perché veggo ravvolta in rozze spoglie? / Ma da stupor, da meraviglia oppresso. / Ai piedi tuoi tu mi vedrai sommesso.
Sancio dicea - No che non è il Dottore / Sanson non è, ben me lo dice il cuore. / Illustre Cavalier vibra qell'Asta / Lo scudier ti consiglia, e ciò non basta?
Sancio tu piangi e non rifletti intanto / Che tu sei vile, e che mi offende il pianto. / Già lungi si credea mentre il Ronzino / Avvisó col nitrir, ch'era vicino.
Sancio, o Donna gentil, come tu vedi / Scudiero e Ambasciator ti cade ai piedi. / Al tuo merto consacra il mio Signore / La sua spada, il suo braccio, il suo valore.
Sorgi Dottore, un Cavalier non chiede / Che tu gli cada rispettoso al piede. / Il mio merto da té non si contrasta, / Io ti stringo al mio petto, e tanto basta.
Stà Dorotea sul margin del ruscello, / E terge i piedi sospirando in quello. / Saggio veglio s'appressa, a cui rivolta, / Narra quei casi, che Cardenio ascolta.
Vanne frà l'ombre stigie anima audace... / Ma gridano le donne _ pace, pace. / Quando il sesso gentil supplica, e prega / È un poltrone colui che non si piega.
Vedi illustre campion, fior degli Eroi, / Dorotea, che si prostra ai piedi tuoi. / D'alta fama se brami esser tu degno, / Uccidi un mostro, e la riporta al regno.
Veglia l'Eroe, che a braccia aperte aspetta / Quella che tanto i suoi pensieri alletta. / Giunge l'Asturiana a passo lento, / E Don Chisicotte esprime il suo contento.
Vidi le mie follie, n'ebbi tormento / E alla tomba mi spinse il pentimento. / Tu pensa mentre volgi a me lo sguardo / Che il danno è certo, ed il rimedio è tardo.
Vola il povero Sancio, e intorno ad esso / Ride, e fischia l'ignobile consesso. / Don Chisciotte lo vede, e non invano / Dall'oposta barriera alza la mano.
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